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  Urbania
Urbania e la sua storia
La cittadina Urbania ha il primato per aver cambiato, nel corso della sua storia, il nome per ben tre volte: da Castello delle Ripe a Casteldurante e infine Urbania.
Inizialmente si chiamava Castello delle Ripe perché si trovava sopra un colle (Castellano) dividendo dal fiume Metauro, riva sinistra, solo da un’irta ripa. Nel 1277 il conte Galasso di Montefeltro di Urbino, di parte ghibellina, dette fuoco al Castello delle Ripe distruggendolo completamente perché era sotto lo Stato della Pontificio. La Chiesa dette mandato al Vescovo Monsignor Guglielmo Durante di aiutare i Ripensi guelfi sia moralmente che materialmente. Durante allora trasferì tutto l’abitato dal colle d’altura alla sottostante pianura costruendovi, per la difesa, robuste mura e affidandosi anche alle alte forre naturali del Metauro. Lo stesso fiume circondava, per tre-quarti, il nuovo abitato che venne chiamato, in suo onore, Casteldurante. Meno di quattro secoli dopo, e più precisamente nel 1636, papa Urbano VIII elevò Castedurante a Città vescovile cambiando nuovamente il nome in Urbania per onorare il Sommo Pontefice.
Urbania, o meglio ancora Casteldurante, era famosa, nel metà del millennio precedente per le sue stupende maioliche istoriate fino al punto di riconoscergli un suo particolare stile dal nome “Maioliche Durantine”. Non solo maioliche furono esportati, da Castedurante, anche artisti chiamati “vasari durantini”. Non è affatto una casualità che il primo trattista dell’arte del vasaio fu proprio un urbaniese-durantino: Cipriano Picolpasso (1524-1579) autore dei “Tre libri dell’arte del Vasaro”.
Oltre a Picolpasso Urbania ha dato i natali ai pittori Giorgio Picchi, Giustino Episcopi e Guido Cagnacci, lo storico Filippo Ugolini. Francesco Amadori, detto l’Urbino, passato alla storia perché fedelissimo servo di Michelangelo Buonarotti.

 

(mercoledì 1 agosto 2007)